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Spegnere fiamme pompando benzina: Paratici e Cantone, abbiamo un problemone

Raffaele Cantone, procuratore capo di Perugia, a proposito del caso Suarez chiude la stalla ormai vuota a doppia mandata: “Credo che questa sia un’indagine seria che necessita di essere svolta con la dovuta serietà”, ha dichiarato nella mattinata di oggi, chiarendo la determinazione presa nei giorni scorsi. Il tautologico procuratore, impeccabile nello spiegare che l’acqua fredda è fredda, nel vitello tonnato c’è il tonno e prima del decimo piano ce ne sono altri nove, è uomo di fede: crede. Per deduzione apprendiamo che esistono indagini tutte da ridere e ci chiediamo quali, esattamente. Un brindisi al candore di Cantone. Del resto, cadere nelle imboscate dei giornalisti e uscirne indenni è un’arte che non tutti padroneggiano. Fa il magistrato, che diamine, non vende sogni ma solide realtà.

Mentre infuriava la tempesta di frasi rubate dagli smartphone in prima pagina – Oliviero & Olivieri, Grego Bolli, Spina lato UniPerugia, Turco, Cherubini, Chiappero, forse Mattarella-Paratici lato Juventus, forse no – due voci mancavano all’appello: quella del presidente Andrea Agnelli, e quella di Paratici. Il quale Agnelli, dopo la batosta della rescissione del Pipita Higuain per modici 18 milioni che ha fatto schizzare il passivo di bilancio a 89,7 milioni, persiste nella riservatezza. Giusto o sbagliato che abbia, certo non difetta in coerente rigore. Al contrario Paratici parla, e dice che loro sono “serenissimi”. Ecco: memori dei debosciati indipendentisti che approdarono in piazza San Marco a Venezia con un trattore camuffato da blindato, non avremmo usato quell’aggettivo. Ragazzata pagata a carissimo prezzo. Infine: loro chi?

Scaramanzia a parte, dice Paratici alla Gazzetta dello Sport: “Nessuna leggerezza da parte nostra. Si è verificata l’opportunità che Suarez si liberasse dal Barcellona, abbiamo fatto tutte le verifiche necessarie nella massima trasparenza e nel pieno rispetto delle regole, siamo serenissimi. Caso giudiziario? Non sono un magistrato, non so neanche come vanno certe cose, non mi sono fatto alcuna idea su chi ci fosse dietro”.

Allora l’avvocatessa Maria Turco dello studio Chiappero, agiva su mandato di chi? Abbiamo capito perché ne ha scritto la Stampa, giornale non estraneo alla famiglia Agnelli, che la “banda Bassotti” dell’Università di Perugia – eleganza di eloquio sabauda – soffriva di “sudditanza psicologica” nei confronti della Juventus. La stessa “sudditanza” respinta con sdegno durante Calciopoli, oggi viene attribuita a dirigenti e professori come Stefania Spina, talmente ingenua da farsi un selfie con Suarez: l’unico italiano che ha masticato è stato Chiellini. Sufficiente, per la direttrice del Centro per certificazione e la valutazione linguistica, a tremare di piacere per averlo avuto come “studente”. Lo stesso rettore Maurizio Oliviero, quello che durante la quarantena si è distinto per aver detto che alla fine avrebbe pomiciato e si sarebbe ubriacato con gli studenti, non fa mistero della sua fede juventina. Oltre a Cherubini, anche Fabrizio “Penna Bianca” Ravanelli è di quelle parti. Qualcuno vada a bussargli a casa, perdiana. Ci sono più sudditi juventini a Perugia che a Torino. Talmente sudditi da andare in brodo di giuggiole per un giocatore che nemmeno appartiene alla Juventus, e l’unico legame che ha con la Vecchia Signora sono brandelli di Chiellini fra i denti. Proprio vero che il tempo sana tutte le ferite. Un giornale blasonato come la Stampa non dovrebbe lasciarsi andare a certe cadute di stile, per quanto un certo nervosismo sia comprensibile.

Attenzione però ai dettagli. Quando parla Paratici, il D.s. bianconero? Quando Cantone ha appena illustrato a prova di imbecille che le cose serie si fanno seriamente, e cioè zitti zitti. Allora e solo allora Paratici parla. Il particolare non può che incuriosire. Invece che tirare un sospiro di sollievo perché almeno in fase di indagine il segreto istruttorio garantisce le parti, Paratici sente il bisogno di dire che loro sono “serenissimi”, che lui non fa il magistrato, non sa come vanno queste cose, e non ha nessuna idea su chi ci sia dietro. Dietro chi? Perché dietro di lui c’è Agnelli. E dietro agli accademici perugini, uno Stato che falsifica certificati e documenti ufficiali. Lo sa Paratici che la Juventus rischia più di qualcosa, e che la storiella dell’esame di Suarez ha fatto il giro del mondo, sputtanando sia il calcio che il sistema universitario del Belpaese? Lo sa Paratici che la Juventus è una società quotata in borsa, e che nell’ultimo anno ha perso un 32% e spiccioli? Oppure, viste le voci di corridoio di luglio, è consapevole che Agnelli lo metterà comunque alla porta? Prenda esempio da Suarez, che sulla vicenda non ha emesso un monosillabo che sia uno. Né in spagnolo, né in italiano, né in altre lingue (a proposito: e la sua certificazione B1? Sempre valida?). E dia retta a canta Cantone, che spiega lo spiegone, fischia il fischione e coglie il… basta cosi.

C’è una regia dietro queste casuali casualità? Certo che no. Non si riesce a dirigere un dirigibile da queste parti, figuriamoci condurre in porto una vicenda tanto clamorosa o intrattenere rapporti seri ma non seriosi con la stampa. Sembra che vogliano spegnere il fuoco con la benzina, come i pompieri incendiari di Farenheit 451 di Bradbury. La temperatura a cui brucia la carta stampata. Che la squadra più forte d’Italia, l’unica con uno stadio di proprietà, con il giocatore più forte del mondo, quotata in borsa e con una perdita di bilancio di 90 milioni si ritrovi invischiata in un simile caos non è una bella notizia per nessuno. Specie per l’affogato sport italiano di questo autunno asintomatico.

 

 

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Agnelli, banda Bassotti, borsa, Cantone, Cherubini, Gazzetta dello Sport, Juventus, la Stampa, Mattarella, Paratici, presidente, Procuratore capo, serenissimi, Suarez, Turco, Università di Perugia
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