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Serie A. Piano Piano c’è un Piano

Schizofrenia: grave disturbo psicotico, caratterizzato da reazioni assurde o incoerenti, perdita di contatto con la realtà, chiusura in un mondo immaginario incomprensibile agli altri. Si manifesta con deliri, allucinazioni, eloquio e comportamento disorganizzati. Tra i deficit cognitivi, si manifestano perdita di memoria, funzioni linguistiche, velocità di elaborazione e attenzione. La fonte è Ipsico. Si noti che lo schizofrenico, spesso, non ha alcuna consapevolezza della propria patologia. Insomma: io sto benissimo, i matti siete voi. Questi i primi due minuti del film, senza i quali non si capisce il resto.

Calcioefinanza riporta due notizie, l’una accanto all’altra. La prima, del 15 settembre, è titolata: “Tamponi? Non si cambia. Partite ancora a porte chiuse”. La seconda, pubblicata ieri, titola: “Serie A: il piano per riaprire gli stadi”. Il soggetto erogatore è, in entrambi i casi, l’ormai celeberrimo Comitato Tecnico Scientifico, di seguito Cts. Il Ministero della Salute ha pubblicato la lista dei suoi membri – chissà che qualcuno nel frattempo non abbia anche passato la mano – ad aprile. Va da sé che Calcioefinanza non è in alcun modo parte in causa: un buon giornale riporta i fatti quando accadono. Nel primo articolo, si riferisce di una riunione del Cts che avrebbe “ribadito l’orientamento” (stadi chiusi) durante una “riunione” lo stesso giorno, il 15 di questo mese.

Il giorno seguente (attenzione bene) il Cts continua ad essere fortemente contrario, ma mentre tenevano la famosa riunione Gabriele Gravina, presidente della Figc, dichiarava in conferenza stampa post consiglio federale: “Con il premier Conte abbiamo condiviso la priorità alla scuola. Se le cose andranno bene, la riapertura degli stadi credo possa essere naturale”. È bello che Gravina condivida con Giuseppi Winston Conte “la priorità alla scuola”, per quanto ai più maliziosi possa balenare che qualcuno abbia alzato il ditino invocando la precedenza agli stadi. La priorità alla scuola ha, in sé, lo sgradevole retrogusto di bambini usati come canarini nella miniera. Idea che va sdegnosamente allontanata, perché sicuramente Gravina mai è stato sfiorato da un simile pensiero aberrante, e Conte nemmeno. Rimane la seconda parte della dichiarazione: se le cose invece andassero male? Soprattutto: qual è il valore aggiunto delle parole di Gravina, e la sua competenza nella materia? Perché se il Cts, organo consultivo del governo, dice “nix”, Gravina & Conte danno speranze in pasto alle masse?

Se poi qualcuno avesse davvero alzato la voce dicendo (traduciamo): “chissenefrega dei marmocchi studiati, entrate i bambini in casa, ha noi ci piace il calcio”, l’opzione avrebbe la sua logica utilitaristica. Il fatto schizoide è questo: o il Cts serve, e allora lo si ascolta, oppure se deve fare tappezzeria è meglio mandare i professori a casa. Peraltro, un Cts che esprima “orientamenti”, è alquanto vagulo: se giro la chiave della macchina e il veicolo tecnico-scientifico non parte, non lo fa perché quella mattina è “orientato” a farsi due risate alle mie spalle. Lo fa perché è rotto. L’orientamento è concetto politico, con forte accento di depistaggio.

Questi continui giochini retorici, Caio che chiama Tizio e Tizio dice nero, poi Caio sente Sempronio e convengono che grigio, ma hanno sentito dire che Calandrino e Buffalmacco hanno visto bianco, è un modello decisionale rovinoso. Basta. Basta. Basta.

Il piano sarebbe di riaprire gli stadi a partire dalla metà di ottobre (quando esattamente? Entro ottobre? A novembre, che se per dicembre sono ancora chiusi ne riparliamo a gennaio, e forse per febbraio, massimo a marzo sono aperti, e se poi si va ai primi d’aprile cambia poco? Quando?). Sempre che vada tutto bene, e la curva dei contagi eccetera eccetera.

Abbiamo il dovere di chiarire un aspetto: non è compito nostro dire se sia giusto o meno riaprire gli stadi, o discettare sulla pandemia – da popolo di Ct della Nazionale a popolo di virologi è un balzo troppo ampio, anche se constatiamo che in molti nostri concittadini lo hanno compiuto senza sforzi apparenti – né meno che mai vorremmo o potremmo essere al posto di Gravina o Conte. Però chiamare “piano” un insieme di “orientamenti” o condizionalità in stile stille nonno a rotelle, dire “se succede questo, allora forse possiamo pensare di valutare di rivedere di provare a progettare di fare quest’altro”, è prendere per i fondelli la gente. È essere inetti e fuori controllo, con l’aggravante della stolida convinzione che queste supercazzole siano decisioni prese per il bene di qualcuno. È l’elemento schizoide del titolo.

L’obbiettivo è arrivare al 20% della capienza, garantendo a ognuno 2.5 metri di spazio vitale? Benissimo. Quale attività o investimento umani possono subire un crollo dell’80% su una voce fondamentale di bilancio, in un paese in cui fra tasse, balzelli e ostacoli vari se marginalizzi il 30% sul fatturato ti lecchi le dita?

È necessario tenere gli stadi chiusi nei secoli eterni, ovvero si ignora quale potrebbe essere la data della riapertura? Si devono studiare immediatamente – anzi dovrebbero già aver superato il beta-test – interventi mirati a sfruttare diversamente il prodotto. Linee di credito agevolate ai team. Detassazione completa dei salari e conseguente riduzione dei medesimi. Diminuzione e concentrazione del numero degli eventi sportivi. Sostituzione immediata e agevolata delle sedute allo stadio – altro che banchi a rotelle – e inserimento di paratie trasparenti mobili. Gestione integrata dei contratti di manutenzione e degli appalti ad esempio per la biglietteria: maggior forza contrattuale, economie di scala, risparmio. Sospensione immediata dei canoni di locazione e delle concessioni. Automazione degli ingressi. Riprogettazione degli accessi alle aree antistanti (presente gli aeroporti?). Riduzione delle piattaforme streaming che trasmettono calcio, evitando un dumping feroce sui prezzi (vuoi vedere calcio? Mi paghi 100 euro mese, non 14: barriera all’ingresso, serve a stabilizzare la domanda selezionando l’utenza…poca democrazia? Pazienza, per il momento questo passa il convento: trent’anni fa o andavi allo stadio o guardavi 90° Minuto, e non è mai morto nessuno). Coinvolgimento delle curve (ricordate gli ultras dell’Atalanta?). Incremento dei prodotti a marchio delle squadre: basta magliette che se le indosso fuori dall’evento sembro un diversamente intelligente, o tazze da prima colazione o portachiavi. Cose belle, eleganti e utili. Produzione di contenuti audiovideo di qualità: basta coi canali tematici che parlano sei ore di quanta gommina Simmons usa CR7: programmi identitari, cultura vera, storia, vita…presente The Last Dance?). Studiare e implementare il concetto di community building. Vale a dire l’unica cosa di cui avremo veramente bisogno una volta passata la tempesta, a tutti i livelli della società?Potremmo continuare, ma in essenza come diceva qualcuno è: vuoi che uno diventi grande? Fagli vedere cose grandi.

Sono alcune proposte. Giuste o sbagliate, sono chiare, nette, e perciò discutibili. Invece stiamo qui a vedere cosa succede ai bambini nella tana del lupo.

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