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La Roulette della corruzione: dai soldi alle arie di basilico giapponese

Ancora sul caso Suarez, quando si dice la sfiga. Ci chiedevamo ieri come avessero fatto gli inquirenti a “prevedere” un reato tanto insipido intercettando una caterva di persone. Beata ingenuità: c’era un’altra indagine in corso, come scrive Fiorenza Sarzanini, una delle firme di punta di via Solferino – ti pare che il torinista Cairo, nel senso di padrone del glorioso Toro, non schieri la contraerea. Pare che il D.g. dell’Università di Perugia, Simone Olivieri, fosse intercettato per un “buco” di bilancio da 3 milioni. Non è solo il calcio a perdere liquidi come un obeso in sauna, sembra. Il suo quasi omonimo Magnifico Rettore dell’Università di Perugia, professor Maurizio Oliviero, lo avrebbe “solo messo in contatto con la Juventus”. Solo. Quanto al D.s. bianconero, commenta Oliviero: “Con Paratici solo una telefonata di cortesia alcuni giorni dopo l’esame. Sia per ragioni di cortesia istituzionale, sia per il beneficio che la Città e il territorio ne avrebbero presumibilmente potuto trarre, ho provveduto a mettere in contatto l’interlocutore con la Governance dell’Università per stranieri”. Testuale.

È con un acuto senso di pietas che accogliamo queste parole del Magnifico Rettore, e per rispetto all’antica istituzione fondata nel 1308 che rappresenta, ci asteniamo dall’affondare il colpo. Basti questo. Qualunque uomo ricopra una simile carica arrivi a parlare di “cortesia istituzionale” nei confronti di un dirigente sportivo di una società privata, ovvero metta se stesso e l’interlocutore sullo stesso piano (da quando la Juventus è un’istituzione pubblica?), e otre tutto non pago di ciò parli di “benefici che la Città e il territorio ne avrebbero presumibilmente potuto trarre” in riferimento ad un esamino di lingua obbligatorio, o non ha tratto particolare profitto dalle “sudate carte”, come le chiamava Leopardi, e non bastasse è del tutto privo del minimo senso della realtà, oppure è la cartina di tornasole di un sistema in declino vertiginoso culturale e morale, con preoccupanti sintomi farneticanti. Da oggi in poi qualunque portalettere, qualunque responsabile dell’anagrafe comunale o vigile urbano potrà difendersi dicendo, in presenza o perfino in assenza di calciatori e del trattamento loro riservato in barba alla legge, che “presumeva di portare benefici al territorio”. Una fra le tante espressioni-mantra a carattere magico, che non significano un beato nulla ma fanno tanto “non ho un cacchio da dire ma senti come lo dico bene”. C’è, a dire il vero, una terza possibilità: il Magnifico Rettore prende per i fondelli. Il che non gli fa onore. Essere dei Minimi Nessuno non significa essere stupidi, chiarissimo professore. Non confonda l’intelligenza con il numero dei libri letti, certamente cospicuo nel suo caso.

Qualcuno dovrebbe porre fine una volta per tutte a questo delirio psicotico in virtù del quale ogni scemenza è “un evento”, tutti sono “personaggi”, ogni azione “produce benefici”, va da sé “per il territorio”. Di questo passo inviteranno Chiara Ferragni a fare la cacca nel mare del Salento per rilanciare il nostro turismo disastrato nel mondo. Troppa innovazione, troppi cambiamenti centrifugano quel che resta del cervello. Cosa pensava il Magnifico Rettore, di ciucciare qualche migliaio di followers su Instagram al Pistolero Suarez trasferendoli alla sua benemerita istituzione? Di farsi un selfie con uno degli attaccanti più prolifici in circolazione e acchiappare i like di studenti e studentesse in deliquio? E come pensava, in cuor suo, di convertire in prestigio simili vergognose idiozie? Forse un’istituzione con 700 anni di storia alle spalle non è abbastanza rinomata e prestigiosa? Prendete il D.g. dell’Uniperugia, l’ormai suo malgrado noto Simone Olivieri, che si profonde in colendissima genuflessione nei confronti del D.s. bianconero: “Paratici conta più di Mattarella”. Ci si chiede come un personaggio simile possa ricoprire una funzione pubblica di questo rilievo. Diceva un detto: “La moglie di Cesare non deve solo essere onesta, ma deve anche sembrarlo”. E sia chiaro: il fatto che lo abbia detto durante una conversazione che non sapeva essere registrata, lo assolve come assolverebbe chiunque di noi. Una battuta, nulla più. Epperò fra tutte le battute disponibili, anche le più trucide, doveva proprio sfiorare il vilipendio alla più alta carica dello Stato, il suo commander in chief? Quale, in questo caso, il “danno d’immagine per la Città e il territorio”, giusto per restare in tema di benefici e malefici? Che per caso tutte le università tranne Perugia ormai dispongono di un dipartimento interno Marketing & Comunicazione? Sarebbe uno scoop.

L’avvocatessa Maria Turco dello studio Chiappero, legali della Juventus, ha escluso responsabilità propugnando l’assoluta, adamantina correttezza nell’interlocuzione con Perugia. E come no? Tutti gli stranieri che devono sostenere l’esame B1 sanno di poter contare sul filo diretto col Magnifico Rettore e il suo braccio destro, sempre pronti a convocare sessioni d’esame straordinarie per venire incontro agli allievi, magari concordando domande e risposte. In fondo avere o ottenere la cittadinanza italiana, imparare l’italiano e adeguarsi alle regole – l’integrazione di cui si straparla a destra come a sinistra – è alla prova dei fatti cosa talmente disprezzabile che persino i garanti di tali principi si permettono di dileggiarle, nella teoria e nella pratica. Questo è l’aspetto più offensivo della vicenda, per quanto ci riguarda.

Siamo sicuri che non ci sia stata alcuna transazione in denaro per organizzare la cosa. Non immediata e non per benefici personali – magari in futuro qualche sponsorizzazione o partecipazione a eventi organizzati dall’università, con “ricadute positive” per il territorio o “la Città”, chissà. Raffinatissimi gentlemen’s agreement. Roba di galateo “istituzionale”. Il che tuttavia aggrava il peso della cosa. Almeno il corrotto percepisce solida moneta corrente. È materia tangibile, concreta, misurabile, reale. Siamo invece in presenza di una corruzione chimerica, illusionismo da prestigiatore d’accatto genere Giucas Casella o Mago Otelma. “I benefici per il territorio”, un’università plurisecolare che si piega a logiche da inaugurazione di un supermercato di provincia che chiama Toto Cutugno a cantare L’italiano, alti funzionari che si lasciano trasportare da sentimenti da ultras del terzo anello, e non per le rovesciate di CR7 in finale di Champions. Macché: per Paratici, che conta più di Mattarella. Una prostrarsi vile e servile in cambio di niente. Aria saltata in padella, come in certi ristoranti stellati dove ti servono ditali colmi di ragù di condor una spuma verdognola al basilico del monte Fuji: paghi un Tfr e sei felice e beota. Il brivido di parlare al telefono con Paratici. Figuriamoci. Preferivamo i corrotti vecchia maniera, ed è tutto dire.

 
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