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Il brutto di avere ragione: ciao-ciao fondi di private equity

Tiene banco il caso Juventus-Napoli: il tribunale sportivo della Figc che ha rinviato la decisione sul rinvio della partita – una matrioska di rinvii – o se dare la vittoria per 3-0 a tavolino alla Juventus. Nonostante, si badi, i positivi del Napoli siano meno dei 10 previsti dalla nuova norma varata dalla Lega. Cosa volete: si sono messi di buzzo buono Robocop De Luca, fresco di rielezione a governatore della Campania e quindi gonfio di sacro zelo, l’Asl locale, e si mormora persino il presidente De Laurentiis, ad impedire ai giocatori e allo staff di raggiungere Torino. Fortuna che Spadafora, il ministro, ha dichiarato che le regole vanno applicate “con il massimo rigore”: più realisti del re, ancora una decisione arbitraria in barba alle regole. “Macché dieci! Noi blocchiamo il match con tre, diconsi tre, infetti! Venghino siore e siori venghino!”. C’è da tremare quando un ministro si candida all’Oscar dell’Ovvio: basterebbe rispettare le regole che si si è dati, altro che “massimi” e “rigori”. Quelli che poi sul campo Rizzoli non vuole più dare. Rigorini, li chiama. Con il massimo “rigorino”, i campani fanno sfoggio di autolesionismo: prima la salute. Li sentiamo da qui e da ora i ragli dell’Asinello napoletano qualora dovesse perdere lo scudetto di un punto, magari a vantaggio della Juventus. “Campionato falsato, al ladro, al ladro!”.

Entra a gamba tesa anche il presidente Figc, Gabriele Gravina: Crediamo molto in questo protocollo che abbiamo voluto e difeso.Certo se cominciano ad esserci delle falle e qualcuno sbaglia allora quel qualcuno deve pagare. Il caso della ASL di Napoli auspichiamo che sia un’eccezione”. In protocollo we trust, falle, qualcuno sbaglia, qualcuno paga, auspichiamo, eccezione. C’è tutto il corredo verbale di fuffa vestita di niente.

Non ci vuole un Nobel per la fisica quantistica (e lo abbiamo anche scritto) per stabilire che così si falsa il campionato. E si manda allegramente a ramengo l’ingresso dei fondi di private equity nella gestione dei diritti tv. Anche su questo avevamo scritto in anticipo sui tempi avvertendo il presidente di Lega Paolo Dal Pino, il quale ottenuta l’unanimità in assemblea aveva cantato “All’alba vincerò” alla Gazzetta dello Sport, che la partita era tutt’altro che chiusa, e che anzi l’unanimità suonava fresca come un campana a morto. Fortunatamente, Dal Pino non ci legge.

Pesantissimo il giudizio di Andrea Agnelli, il quale al termine della conferenza stampa su Juve-Napoli (dieci giorni fa aveva partecipato ad un vertice a Casa Milan cui era presente anche l’Inter in piena tempesta Suarez): “Sono favorevole all’iniziativa di individuare un partner serio cui cedere la gestione dello sviluppo commerciale della Lega Calcio, autoescludendo tutti noi che abbiamo dato dimostrazione di incapacità”.

Banda di incapaci. A Malagò, Galliani e Lotito saranno fischiate le orecchie. Il primo disse che era una bella iniziativa, “poi bisogna vedere come va a finire questa partita”. Il secondo ha minacciato Dal Pino di adire le vie legali, il quale non ha la copertura legale e risponde di tasca sua, essendo la Lega un’associazione non riconosciuta. Il giorno dopo ha fatto marcia indietro: scherzava. Il terzo non ha dormito una settimana cercando voti contrari all’opzione fondi, salvo votare lui stesso a favore.

Ora il dubbio pacato, pacatissimo lo avanza Calcioefinanza: non è che adesso i fondi se la battono di gran carriera? Non è che tornano i soliti noti – gli incapaci – a gestire una torta sempre più piccola, rinsecchita e poco appetitosa? Per quale ragione i network stranieri dovrebbero comprare un campionato dove si fissano le regole, e un minuto dopo il primo medico della mutua che passa può bloccare una partita? Il calcio non è il wrestling messicano, con rispetto parlando. Che peraltro fa la sua onestissima figura, rispetto a questo sfacelo governato da una conventicola di incapaci.

Ma l’Italia è così: si applicano le regole con il massimo rigorino. Pronti a smentirle e sputazzarle il giorno dopo, in una ridda di dichiarazioni e contro-dichiarazioni, bisogna tenere conto di questo ma anche del suo contrario, e poi c’è quello e quell’altro, e finalmente sbirimbuda alla brematurata. Succede qualcosa di scandalosamente inaccettabile come uno Stato che falsifica esami, e di conseguenza passaporto, ad un cittadino straniero ricco sfondato? Per molto meno, in Inghilterra si dimetterebbe il Primo Ministro e cadrebbe il governo. Da noi no. Silenzio, indagini in corso. Si stabilisce che se una squadra ha 10 o più infetti la partita può essere rinviata una volta, e dalla seconda scatta il 3-0 a tavolino? Tempo tre giorni, e la partita viene annullata dio sa perché, e la decisione in base alla regola – chiara, per quanto scema – rinviata a data da destinarsi. Basta che uno sciacqualattughe qualsiasi, un oscuro funzionario regionale, come un membro di un fantomatico comitato, addirittura nel caso dello stadio Meazza una damina presidente di un’associazione ambientalista che promuove l’idea che sia “un monumento storico”, e viene giù tutto. Hai voglia a fare il “CuraItalia”, “RipartItalia”, “AndràtuttobeneItalia”, lo “sbloccastadi” e il “buoncampionatoatutti”.

Questi signori non hanno capito un’acca della globalizzazione, dell’Unione Europea e di tutte le belle cose moderne e progressiste che li mandano in brodo di giuggiole. Non hanno capito che all’estero, tutti vedono e sentono tutto. Non hanno capito che a suon di cazzate il calcio diventerà come la pallacanestro: 100 società fallite, 120.000 spettatori sul Nove per la finale di Supercoppa di Lega, e visto che la gente guarda più volentieri “Il boss delle torte”, qualcuno provoca suggerendo di cedere i diritti tv a titolo gratuito. Il problema non è il Covid-19, che è un problema per tutti. Il problema è l’epitaffio di Andrea Agnelli: banda di incapaci. Una patologia per cui non c’è vaccino.

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Andrea Agnelli, Dal Pino, De Luca, diritti tv, fondi di investimento, Galliani, Juventus-Napoli, Lotito, Malagò, private equity
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