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I casi della vita. Comincia la Beautiful dei Diritti Tv

Vedi i casi della vita. Ieri mattina Calciomercato.com pubblica una notizia al vetriolo, ripresa da la Repubblica, appena prima che a Milano, in un albergo nelle vicinanze della Stazione Centrale, si tenesse l’assemblea di Serie A per decidere come gestire i diritti tv. L’argomento, dopo le dichiarazioni dell’altro ieri di Andrea Agnelli sulle perdite attese nel prossimo biennio parenti a 4 miliardi di euro (in uno sport che ne fattura 2.4 all’anno), è di quelli scottanti. Signori, la barca affonda.

L’assemblea si chiude nel pomeriggio di ieri. La Gazzetta dello Sport suona la tromba: “Svolta storica per la Lega di Serie A: via libera ai fondi di private equity”. Pare con voto unanime – nonostante l’opposizione iniziale del presidente della Lazio Claudio Lotito – la Lega si appresta a cedere i diritti a un manipolo di fondi di private equity che garantirebbero maggiori introiti, controllando il 10% della media company che ne gestirà la vendita in Italia e all’estero. Nel 2018-2019, i diritti tv hanno portato nelle casse delle squadre di Serie A 1 miliardo e 150 milioni di euro. In Bundesliga, 1 miliardo. In Premier League, 2.45 miliardi, vale a dire più del fatturato complessivo del calcio italiano in un’unica voce di bilancio.

Messa così, è una bella notizia. Se non sei un venditore particolarmente brillante, è buona cosa trovare chi si faccia carico di venderti garantendoti una cospicuo gruzzoletto, per giunta versato in anticipo. Se non che il floridissimo e vincente calcio tedesco è assai meno bravo di noi a vendersi, ma quando conta stravince. Primo neo. Secondo neo: se l’accordo è vantaggioso come sembra, per quale ragione Agnelli, presidente della squadra più vincente d’Italia (e purtroppo, solo in Italia), stimava le perdite in due miliardi all’anno? Le tre voci principali del bilancio calcio sono diritti tv, biglietteria e merchandising. La biglietteria è a terra, il merchandising anche – come accennavamo ieri qui – ma a quanto pare i diritti tv, che da soli coprono circa la metà del fatturato calcio, ripianano un po’ le perdite. Sarebbe auspicabile allora che Andrea Agnelli rettifichi le sue fuligginose previsioni, ma pensiamo che non lo farà.

Terzo neo. I “fondi coraggiosi” sono la cordata Cvc, Advent e Fsi, con un’offerta di 1.65 miliardi all’anno per tre anni. Cvc è un fondo lussemburghese che già investe in Tipico, il leader tedesco delle scommesse sportive, Premiership Rugby (che raggruppa le prime dodici squadre di rugby inglesi impegnate in 24 match fra loro, raggiungendo un target di appena 1.9 milioni di spettatori) e la Bruin Sports Capital, una società di servizi alquanto visionaria. Talmente visionaria che non abbiamo capito precisamente come crea valore. Advent, un fondo nord-americano, non ha in portafoglio alcun investimento contiguo al settore sportivo. Fsi, l’unico partner italiano, è un fondo milanese specializzato in cosmetici, farmaceutici, e fashion (Missoni). La seconda cordata – che però ha offerto 1.35 miliardi – è formata da Bain Capital e Neuberger Berman Renaissance, già in partneship con Intesa Sanpaolo. Anche in questo secondo caso, non è facile cogliere legami significativi con il mondo dei media e dello sport. Cvc è il solo fondo dei fab-five con qualche esperienza nel management legato allo sport. La decisione è attesa entro la fine del mese. Se dovessero spuntarla Bain e NB Renaissance, i minori offerenti, non saremmo particolarmente stupiti. E fra poco diremo perché.

Siccome abbiamo aperto con Calciomercato.com che spara a palle incatenate in anticipo sull’esito dell’assemblea, vediamo perché. Il quotidiano laVerita.info nella seconda metà di agosto della truffa – questa sì “agghiacciande” – subita da Antonio Conte, oggi allenatore dell’inter ma all’epoca al Chelsea, per la somma di 30 milioni di euro. Autore del raggiro, grazie a documenti falsi di Hong Kong Shangai Bank, tale Massimo Bochicchio. Il quale, a sua volta, sarebbe legato a Marzio Perrelli. E chi è Perrelli? Un signore che conosce Malagò “sin da bambino”. Il brano merita la citazione integrale:

“L’INCHIESTA – Se passasse la linea del no, l’alternativa sarebbe quella di un ritorno al passato, affidandosi a intermediari, come le cinesi Wanda o Mediapro, che non navigano in buone acque. Un passato che richiama però all’ordine del giorno un’inchiesta della procura di Milano aperta sulla regolarità dell’assemblea di Lega della primavera 2018 che ha portato Gaetano Micciché alla presidenza. L’ipotesi dei pm Paolo Filippini e Giovanni Polizzi, coordinati dall’aggiunto Maurizio Romanelli, è che il verbale dell’assemblea, presieduta da Malagò (indagato per falso), che portò all’elezione di Micciché “per acclamazione” venne alterato.

LA TRUFFA DI CONTE – C’è però di più perché nei vari collegamenti che stanno uscendo dall’inchiesta che ha portato alla truffa subita dall’allenatore dell’Inter, Antonio Conte è emerso un personaggio della finanza legato a quel Massimo Bochicchio indagato per truffa: Marzio Perrelli.

PERRELLI E MALAGO’ – Sempre secondo Repubblica Perrelli era il responsabile di Hsbc (la stessa banca citata nei documenti della truffa a Conte). Qui entra in gioco la figura di Malagò che Perrelli conosce fin da bambino e che assolda come senior advisor di Hsbc nonostante le remore di due banker poi costretti a lasciare Hsbc. Nel 2018, anno dell’assemblea sotto inchiesta, Perrelli torna a Roma per lavorare con il calcio e trova un posto da executive vice president di Sky Sport. Malagò e Micciché tentano di proporlo come ad della Lega senza successo, ma in quella primavera la vendita dei diritti tv per il triennio 2018-2021 subisce una pericolosa sbandate passando incredibilmente da Mediapro a Sky con tanto di causa in corso. Mediapro sostiene che la Lega di Micicché e Malagò non sia intervenuta a sostenerli, favorendo Sky….”.

A Sky Roma, dove per inciso lavora anche Matteo Petrucci, figlio di Gianni, presidente Fip. In proposito, Repubblica, in un pezzo della rubrica Dekoder del 17 giugno 2011, ricorda un fatterello a suo modo simpatico; “SkySport 24, imperdibile un’intervista in diretta al presidente della Lazio Claudio Lotito. Il tema è la questione dello stadio Olimpico, con il Coni che chiede alla Lazio di saldare i debiti economici del passato. Lotito parla accalorandosi, cita continuamente “l’interlocutore” ed è chiaro che si riferisce al presidente del Coni Gianni Petrucci. All’ennesima citazione dell'”interlocutore”, Lotito sente il bisogno di spiegare: “Il nome non è bello farlo, in quanto siamo in presenza di un parente”. Il parente è Matteo Petrucci, figlio di Gianni e giornalista di Sky, che è quello che lo sta intervistando”.

Della vicenda dell’assemblea di Lega che vede indagato Malagò, ne avevamo parlato qui. In breve, Perrelli è legato sia a Malagò che a Bochicchio, il quale truffa Conte con documenti falsi della banca in cui Perrelli ha lavorato. Lo stesso Perrelli prima nomina (a rimborso spese, immaginiamo) Malagò come senior advisor di Hsbc – i due banchieri che si oppongono all’incarico finiscono a cuocere uova in Corea – poi…oplà: da banchiere si ritrova vice-presidente di Sky Sport, la società che si aggiudica i diritti di Serie A sotto la guida illuminata del fantastico duo Malagò-Miccichè. Il concorrente, Mediapro, che “versa in cattive acque”, lamenta che M&M non li ha “sostenuti”. Perché, avrebbero dovuto? Mediapro e Wanda Group, partner storici, erano l’opzione gradita a Lotito.

Il fiero avversatore dell’ipotesi private equity, che fino a stamattina cercava sei voti per far decadere la proposta fondi e gestire la partita in stile gallina vecchia, è lo stesso che nel 2011 si lamentava col figlio del padre, allora presidente Coni, reo di tenerlo sotto schiaffo per certi debitucci stagionati. Ed è anche lo stesso che tra la colazione e la pennichella post prandiale ha rovinosamente capitolato, se è vero che l’opzione fondi è stata assunta all’unanimità. Anzi: per acclamazione, come per l’elezione di Micciché? Il quale, da ex manager di altissimo profilo nel gruppo Intesa Sanpaolo ed ex presidente di Lega, potrebbe conoscere molto bene NB Renaissance, esponente della cordata micragnosa. Naturalmente, se la spuntassero loro sarà perché sono in grado di fornire “maggiori e più solide garanzie”. Parecchi meno soldi, ma che te ne fai del vil danaro quando dormi sereno come un neonato, e per di più non devi lavorare un minuto per vendere il prodotto calcio.

Siamo assolutamente persuasi che ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti sia puramente casuale. La bizzarria è che gli attori sono sempre quelli.

Vedi a volte i casi della vita…

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