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Fondi perché non sei solo un fondo. La pagherai cara, a meno che…

Pubblichiamo integralmente un intervento a Calcioefinanza di Fabrizio Vettosi, banchiere d’investimento molto noto e apprezzato in tutto il paese. Con neretti e un breve commento finale nostro.

Avverte Vettosi:

“Vorrei sottolineare in primo luogo un’evidente problematica fiscale da me segnalata anche ad alcuni professionisti coinvolti nella possibile operazione. Infatti, se la Lega Serie A costituirà la società-veicolo con i fondi di Private Equity, questa sarà dotata unicamente dei ricavi derivanti dai diritti tv annuali e non avrà costi. In pratica chiuderà con un utile di 1,5 miliardi di euro per anno su cui andranno applicate l’IRES e l’IRAP per circa il 30% di tasse.

Attualmente ogni società incassa fatturando i diritti tv separatamente e subisce la propria fiscalità. Faccio un esempio il Genoa, anziché la Samp, o il Napoli compensano questi ricavi con i loro costi. Domattina, con la società-veicolo costituita dalla Lega ed i fondi ci sarà la certezza di dover pagare il 30% di tasse in ogni caso con la conseguenza che immediatamente nelle case delle società entrerebbe meno di un miliardo rispetto agli attuali 1,4 miliardi di diritti.

Il commentino
Vettosi dice alcune cose molto importanti. Il netto percepito dalla Lega sarà, giocoforza, inferiore agli introiti attuali. Vettosi fa il calcolo su 1.4 miliardi, a noi ne risultano 1.15, ma ha sicuramente ragione lui, e certo non inficia il valore del ragionamento.
Aggiunge poi – e non usa la parola, ma la scriviamo noi – che si tratta in sostanza di un’asta fallimentare, dove un calcio tecnicamente fallito svende la propria immagine facendosi anticipare, nella buona sostanza, un dividendo minimo da redistribuire.
Apprendiamo che nemmeno De Laurentiis, insieme a Lotito, è d’accordo con questa formula, optando per un veicolo proprio. Allora perché sia Lotito che De Laurentiis hanno votato a favore della proposta dal Pino?
Il rischio molto concreto è, sostiene Vettosi, che la Lega non sia in grado di ripagare le obbligazioni in caso di riacquisto, ovvero lo sarebbe solo se il prodotto calcio italiano conoscesse un exploit senza precedenti, il che appare improbabile. In questo modo, i fondi acquisterebbero i diritti come il fondo Elliott ha acquistato il Milan: pignorandoli ed espropriandoli.
Certi interventi di certi tecnici andrebbero presi massimamente sul serio, e strombazzati ai quattro venti. Purtroppo non avviene. Abbiamo già scritto che questa ipotesi verrà accuratamente sabotata, e ne siamo tutt’ora convinti. Ciò non significa che sia un bene che i diritti televisivi restino nelle disponibilità di gente che ha dato prove reiterate di manifesta incapacità (cit. Andrea Agnelli).
Avanziamo una modesta proposta: i diritti tv li acquisti e gestisca lo Stato. Oppure li garantisca emettendo un titolo che sia appetibile per gli italiani e per il mercato. Costerebbe certamente meno, e sarebbe meno rischioso della tagliola fondi-incapaci. Lo Stato che possiede l’ultima e l’unica banca pubblica rimasta, l’Istituto del Credito Sportivo, almeno finché non nazionalizzerà Monte dei Paschi. Lo Stato che già governa lo sport tramite le federazioni e il CONI, riuscendo nel miracolo di litigare con se stesso devastando quel che resta dello sport, esca allo scoperto, getti la maschera e ci metta la faccia. Lo Stato garante di ultima istanza che può redistribuire i profitti sia in termini di liquidità che in termini di sgravi fiscali. Dà fastidio che si baratti il valore del prodotto con una parte del gettito fiscale? Perché, pensate che siamo così lontani dal modello feudale coi contadini che portano le ceste di pannocchie al valvassino per pagare le gabelle? Dall’altra parte, lo Stato che in questo modo incoraggi investitori stranieri che desiderano costruire stadi e competere a livello mondiale con dei brand di sicuro richiamo. A ciascuno il suo. Altro gettito di sangue fresco. Si può obiettare che uno Stato inefficiente come il nostro farebbe disastri peggiori. Vero, però d’altra parte, se mettessimo in soffitta tutte le istituzioni parastatali che già operano inquinando le decisioni e studiassimo un intervento ad hoc, sarebbe il mercato a regolarlo dall’esterno, cioè ti obbligherebbe a una gestione ottimale: altrimenti il prodotto non lo compra, o te lo fa pagare caro quando lo ridà indietro. Riflettiamoci.

 

Tag
Agnelli, Calcioefinanza, CONI, Dal Pino, De Laurentiis, diritti tv, fondi, Istituto Credito Sportivo, Lega Serie A, Lotito, Monte dei Paschi, private equity, Stato, Vettori
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