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E il fan cool adesso dove lo mandiamo

 

Una tripletta di notizie. Il ministro Roberto Speranza sottolinea che “discoteche e stadi restano chiusi”. Alcune regioni avevano riaperto, è vero, ma precisa che “li abbiamo fatti richiudere”. Con malcelato orgoglio, par di capire. Non una parola, un pensiero, una prece per l’utenza, né per i gestori dei luoghi di perdizione e contagio.

La seconda. Andrea Agnelli la tocca piano: “Nei prossimi due anni, perderemo 4 miliardi. Il 90% delle perdite ricadranno sulle società”. Trinciato forte, se il pedestre giuoco fattura 2.4 miliardi all’anno – 5 miliardi totali nel biennio, siamo buoni e arrotondiamo – stiamo parlando di una perdita dell’80%. Conclude: “Sarà una sfida difficile. Dovremo cambiare il modo in cui operiamo”. Già, ma come?

La terza. Anche Sportmediaset riporta che il primo ministro Giuseppi Winston Conte ha prorogato la chiusura fino al 7 ottobre. Interessante il paragrafo conclusivo del pezzullo: “Senza distanziamento resta l’obbligo della mascherina Restano inoltre in vigore le norme sulla mascherine, obbligatorie nei luoghi chiusi e all’aperto dove non si può mantenere il distanziamento, sul divieto di assembramento e il limite di capienza all’80% per i trasporti pubblici. Inoltre è allo studio un piano per ridurre l’uso del contante, possibile veicolo di contagio” (neretto nostro).

Andiamo con ordine. Colpisce, ribadiamo, che il ministro Speranza non sprechi un grammo di fiato né per manifestare solidarietà a gestori e utenti dei servizi sospesi, né men che mai per la solita omelia – vera o falsa che si riveli all’ordalia dei fatti – circa le azioni che il governo intende intraprendere a sostegno delle categorie colpite. L’uso consono della ragion di stato vorrebbe che se il popolo è rimasto senza pane e financo le brioches scarseggiano, almeno gli si raccontino le solite balle. Calde, gonfie e abbondanti di numero. Nossignori. Nemmeno del consenso (ammesso che ne abbiano ancora) si curano più. Non li riguarda. Anzi gongolano: alcuni hanno riaperto ma noialtri, rapidi come cobra birmani, li abbiamo fatti richiudere. Applausi. A noi – con la prudenza del caso: è sempre possibile che il redattore abbia omesso certi passaggi del discorso ministeriale – non resta che registrare il salto antropologico. Robotici agiscono, senza curarsi dI conseguenze che tampoco li riguardano.

Veniamo ad Agnelli. Perché il presidente bianconero parla di una perdita così immane proiettandola nei prossimi due anni? Gli si potrebbe facilmente obiettare: in fondo, il 7 ottobre gli stadi potrebbero riaprire. Già: potrebbero. E se invece non riaprissero? Andrea Agnelli sa qualcosa che noi non sappiamo al riguardo? Abbiamo il sospetto che la pensi come noi. Gli stadi non riapriranno, non in tempi brevi, non – ed è quel che più conta – in tempo utile. Per essere chiari: simpatico o antipatico che stia, torto o ragione che abbia, Agnelli non è il genere di persona che parla a vanvera. Ci permettiamo di sviluppare una semplice logica: se gli stadi sono chiusi, a meno di non obbligare la gente ad andare in ufficio con la maglietta di Ibrahimovic, oltre ai biglietti si perde una grossa fetta del merchandising. E dopo Sky, Dazn, Tim Vision, NowTv, in una continua corsa al ribasso tra la fioritura incessante di piattaforme e offerte che non si possono rifiutare, pacchetti partita + famigliare di Peroni ghiacciata + frittatona di cipolle + rutto libero a 1 € al mese, e paghi dopo i primi 18 mesi, i diritti tv non potranno che assottigliarsi, così come gli inserzionisti (e chi se li compra più gli scaldamuscoli, e per cosa: correre sul tapis roulant in salotto? Quanti sono quelli che devono reintegrare i sali minerali sul divano di casa? Chi più si comprerà il Muscoril per le contratture sotto la doccia?).

La terza notizia, in particolare la postilla. Perché precisare che si combatte il contante, in quanto veicolo di contagio, in un contesto simile? Che c’entra il contante con lo sport? Quanti sono i tifosi che comprano l’abbonamento e i biglietti presso gli sportelli bancari, su TicketOne o su internet pagando in contanti? Cristiano Ronaldo viene pagato con una valigetta, o percepisce il suo salario tramite bonifico SEPA? O si vuole attaccare la prassi consolidata, specialmente riguardo gli sport minori, di pagare parte degli stipendi – a volte in percentuale molto elevata – in nero? Lotta senza quartiere al bagarinaggio, alle mafie, all’evasione fiscale? Forse. Quello che questi crociati delle carte di credito omettono di dire riguarda le commissioni sui pagamenti elettronici. Spieghiamo: se io ho 100 euro elettronici e ne pago 99,99 a Tizio (lo 0,1 finisce in tasca alla banca provider del servizio) quest’ultimo avrà a disposizione 99,99 euro da spendere da Caio. Caio accetterà 99,98 euro in pagamento del suo bene o servizio ceduto a Tizio (0,1 sempre in banca) e a sua volta correrà da Sempronio a spendere i suoi 99,97 euro, dal momento che lo 0,1 finisce sempre in banca. Tirando le somme, è il caso di dire, in un numero ragionevolmente limitato di transazioni – nell’esempio fatto, esattamente 10.000 – il denaro fa come Kaiser Soze ne I soliti sospetti: puf…sparisce. Cosa che naturalmente non succede con la carta moneta, né meno che meno con quella metallica. E una volta che questo denaro “sparito” nelle banche, come pensano di rimetterlo in circolo lor signori? Tecnicamente: ad un volume di merci dato e un dato valore, se a cicli fissi e prevedibili tutto il denaro che li rappresenta sparisce, se in parole povere io devo continuamente rimettere in circolo il simulacro virtuale che copra quel volume di mercato dato, vado a sbattere contro una stagflazione e un debito pubblico incalcolabile con la velocità di un Frecciarossa.

Naturalmente, il denaro old manner torna sempre buono per pagare i monopoli di stato, alcol, sigarette, francobolli, le care vecchie scommesse soprattutto sportive che tanto bene fanno alle casse dello Stato, e versamenti ad Equitalia. In questi casi il vil danaro non contagia, nessun pericolo. Del resto, a lor signori scappa un ulteriore quisquilia: non si vede come un fan cool, non il ventilatore ma quello che spende pile di euro fra biglietti, trasferte, merchandising ogni maledetta domenica, debba spendere gli stessi denari in cos’altro. Per lui, che siano di carta o fasci di elettroni cambia poco. Di qui la domanda del titolo: cari Conti, cari Speranze e cari Gualtieri (lui già plurale di se stesso): gli eserciti di fan cool, adesso dove li mandiamo a sperperare i loro pochi averi e indebitarsi? Il rischio è quello di creare un popolo di ludopatici senza giochi. Se a un uomo si tolgono le passioni, gli si è tolto tutto. Allora quell’uomo diventa capace di tutto. Pensateci, prima che venga giorno.

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