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CONI: LOCKDOWN PER INGERENZA POLITICA

Ci sono cose dell’Italia che all’estero non capiscono proprio. O non vedono. O fanno finta di non vedere. O che se l’occhio vede, il cervello non registra. Capita. Poi di colpo si svegliano, prendono carta e penna e scrivono. Il 6 agosto, quando gli italiani cascasse il mondo stanno mangiando peperoni ripieni e frittata di cipolle sul lido di Fregene. E qui cominciano le cose che gli italiani non capiscono degli stranieri. O non vedono. O fanno finta. O che se l’occhio vede, il cervello non registra. Poi di colpo continuano a dormire.

Il CIO minaccia di sospendere l’Italia dalle competizioni olimpiche. Un lockdown di cui faremmo volentieri a meno. 

Con il decreto “Deleghe al governo e altre disposizioni in materia di ordinamento sportivo, di professioni sportive nonché di semplificazione” (la semplificazione non è una materia, e dovrebbe cominciare dai titoli), il governo più accentratore della storia della Repubblica, quello che ha dichiarato lo stadio di San Siro “monumento storico” mentre alcuni esponenti hanno la luminosa idea di vendere il Colosseo (il senatore Zanda ci legge? Lo salutiamo), viola un mucchio di regole del Comitato Olimpico Internazionale, e mette a rischio il CONI e l’Italia tutta a rischio di sospensione. Sorte con due precedenti nella storia: Iraq e Kuwait. Indovinate in quali anni?

L’accusa è felpata ma chiara: ingerenza politica. L’altro ieri il presidente del CIO, Thomas Bach, ha dichiarato all’Agi di aver scritto “diverse lettere al ministro dello Sport italiano”, tal Vincenzo Spadafora impegnato a picconare Malagò dalla presidenza del CONI (auguri). Il quale Spadafora non si è degnato di rispondere. Si trattasse di chiunque altro, si potrebbero trarre due conclusioni in osservanza alla legge del rasoio di Occam: non parla inglese, non sa cos’è il CIO. Figuriamoci se proprio un ministro del Movimento 5 Stelle, così pratici di tecnologia, Google e aprire parlamenti come scatolette di tonno, non parla inglese e non sa cos’è il CIO. Avrà le sue buone ragioni.

Fa già ridere così, se non ci fosse da piangere. Sgombriamo il campo da equivoci: il CIO è l’ennesimo organismo internazionale – come l’OMS, l’ONU, l’UNICEF, la IAAF, la WADA, il BIE, la FIFA, la UEFA – elefantiaco, a sua volta invadente, certamente non estraneo ad equilibri geopolitici, né efficace né efficiente. Ma è anche il soggetto che assegna le Olimpiadi, le Olimpiadi invernali e Paralimpiadi a questo o quel paese. Il tutto proprio mentre Malagò freme per la corsa alle Olimpiadi Invernali del 2026, da tenersi a Cortina d’Ampezzo.

Abbiamo già scritto, e certo non siamo stati i soli, che fra Malagò e il ministro apriscatole Spadafora non corra buon sangue. I quattro lettori che ci degnano della loro simpatia sanno che non siamo di obbedienza malagoliana. Che un ministro però non si degni di rispondere al CIO, se da una parte corrobora la fondatezza dei rilievi del signor Bach (o almeno della parte che è trapelata, perché le missive non sono state diffuse) è grave e sconcertante. Spadafora deve dimettersi per manifesta incapacità. 

Le opinioni, gli attacchi e perfino le maldicenze di nemici e avversari – ci perdonerà il signor Bach per l’appellativo, ma è per farci capire – andrebbero tenute nella massima considerazione perché sono più veritiere, rivelatorie e in un certo senso costruttive della stima e naturale indulgenza che hanno gli amici. Dunque, quali indicazioni possiamo trarre da questa vicenda?

Essenzialmente tre.

La prima. Che la commistione fra sport e politica esista, è il segreto di Pulcinella. Lo sport muove valori mainstream come nessun altro veicolo, ed è forse l’ultimo fattore aggregante rimasto. Il corollario di questa affermazione è che tutto il resto – cultura, religione, istruzione, educazione – si è pietosamente sfarinato. Non è una buona notizia.

La seconda. Si sacrifica quell’avanzo di interesse nazionale sull’altare di ossessioni ideologiche e antipatie personali, senza nemmeno metterci la faccia e minando, con l’azione di governo lunare e scomposta, protocolli internazionali che, giusti o sbagliati che siano, esistono e sono stati sottoscritti.

La terza. Non siamo credibili. Abbiamo scambiato la competizione democratica, i pesi e i contrappesi del sistema decisionale e di governo, con una volgare rissa da cortile. C’è un’incapacità drammatica di dialogo e compromesso. Non paghi, ci nascondiamo dietro formulette ipocrite e ci raccontiamo un sacco di frottole ad uso e consumo nostro. Che, guarda caso, all’estero – menti semplici: 2+2 fa 4 – non si bevono né accettano. Ciò ha un’importante conseguenza duratura nel tempo: quando devi far valere delle ragioni forti, non sei abbastanza credibile per farlo.

E se fosse stato Malagò a suggerire a Bach il testo della lettera da recapitare a Spadafora? Possibile. Non sarebbe la prima volta che capita, né capita solo in Italia. La proxy war (la guerra per procura) è un concetto relativamente nuovo silenziosamente in atto da decenni in tutti i campi a livello internazionale. Fa parte del bagaglio della diplomazia, che è tutt’altro che un mestiere per educande e puri di cuore. Ciò non toglie che il metodo proxy war venga utilizzato per distruggere, non per costruire. Il ricorso a certe iniziative, alla lunga si rivela un boomerang, perché il sicario viene a battere cassa.

Questa eventualità non toglie che il mi-nostro Spadafora abbia tradito un’inadeguatezza, una rozzezza e un’improntitudine imbarazzanti. Se perfino un esperto come Sabino Cassese ha accusato profili di incostituzionalità nella legge promulgata, la situazione è allarmante. Vi porgiamo una facile profezia: Spadafora andrà a casa aperto in due da quel vecchio lupo della steppa di Giovanni Malagò, che resterà ben saldo al suo posto. Questo succede agli inetti che pensano di andare alla guerra dei bottoni. Naturalmente il CIO non sospenderà nessuno: dovesse farlo, sarebbe la cartina di tornasole che Malagò non ha suggerito al signor Bach un bel nulla. Intanto però lo sport italiano soffoca sotto la montagna di guano in cui l’hanno sepolto.

La guerra fra Spadafora e Malagò sta uccidendo lo sport, insieme ad altre congiunture sfavorevoli. Bisogna serrare le fila, non dare il rompete le righe.

 

 

Tag
BIE, candidatura, CIO, CONI, dimissioni, FIFA, Iaaf, incostituzionale, legge, Malagò, Olimpiadi Cortina 2026, OMS, Onu, sospensione, Spadafora, Thomas Bach, UEFA, Unicef, Wada
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