E' meglio sapere
Analisi di Mercato, Calcio, Inchieste Sportive

Aperto Chiuso X

Ogni nome è un uomo, Ed ogni uomo è solo quello che, Scoprirà inseguendo le distanze dentro sé, Quante deviazioni, quali direzioni e quali no? Prima di restare in equilibrio per un po’. Così cantavano i Negrita. La parola stadio presso gli antichi greci indicava una misura: fra i 177,6 e i 184,85 metri, a seconda della lunghezza del piede attico o alessandrino. Una distanza esatta che gli uomini percorrevano a piedi o correndo.

L’idea di distanza implica una capacità di misurazione. La misura esprime un rapporto fra una grandezza e un’altra ad essa omogenea, espressa in modo convenzionale e perciò universale. Piccolo preambolo filosofico atto a mostrare che talvolta, per meglio comprendere le cose, soccorre la pratica di tornare indietro all’origine delle parole. Lo stadio è questo: una distanza misurabile universalmente accettata e riconosciuta come tale. Una decisione di compromesso che possa andare bene a tutti in un ambito definito.

A bomba: quale compromesso, quale decisione buona può mai esserci in uno spazio chiuso ma anche aperto? Una decina di giorni fa, il ministro Speranza (Salute) gongolava perchè a coloro che avevano riaperto gli impianti sportivi con decreto regionale “li abbiamo fatti richiudere”. Il Cts ha dato parere sfavorevole alla riapertura. Il 20 agosto il Dipartimento dello Sport – presieduto dal ministro Vincenzo Spadafora – autorizzava l’ingresso a 1000 persone per gli impianti all’aperto e 200 per quelli al chiuso. Il governo posticipa la “riflessione” sulla riapertura al 7 ottobre (vediamo come va coi bambini a scuola, convengono Gravina, presidente Figc, e il primo ministro Conte). Da ieri, per decreto regionale, aprono gli impianti in Veneto e Emilia-Romagna, in attesa forse che Speranza li richiuda. Sempre di questi giorni, l’assurdo decreto chiamato “sblocca-stadi”, atteso dal 2008, che abbatte tutti i vincoli sulla costruzione di nuovi stadi e aree limitrofe: a parte l’aspetto paradossale di autorizzare la costruzione di impianti nel momento in cui essi sono di fatto inagibili, la soppressione dei vincoli – o meglio la sostituzione dei medesimi con altri ben più arbitrari…a buon intenditor… – e la deregolamentazione non è un buon viatico. In contemporanea il governo interviene per dichiarare lo stadio Meazza di Milano “monumento storico”, cioè intangibile. Non un buon viatico, ripetiamo. Paolo Dal Pino, presidente Lega Calcio Serie A, strepita che il calcio “merita rispetto” e snocciola dati sul gettito fiscale e sull’indotto dell’occupazione (300.000 addetti). Quando si invocano il rispetto o la pietà, significa che non è più possibile fare appello alla dimensione razionale.

Ieri, giornata elettorale, qualche stadio ha riaperto, per lo più ad inviti. Dal Pino invoca rispetto, Spadafora cade dal pero (“attenzione finora costante, soluzioni condivise”), Malagò commenta: “Si naviga a vista”. Marotta, Inter, confondendo l’afflusso di pubblico con la capacità ricettiva: “Un buon inizio, la capienza presto dovrà raggiungere il 40% del totale”. E poi Speranza, Locatelli del Ministero della Salute, Zingaretti, Bonaccini, l’immancabile virologo Pregliasco che confida: “Sarà uno stress-test”. Cosa, 1000 persone in strutture con capacità di 50.000? Più che uno stress-test, sembra una caccia al tesoro. Insomma: parlano tutti. E quando hanno finito il giro, ricominciano.

Senza stare a spaccare il capello, l’ambizione è quella di avervi fornito lo stato dell’arte condensato in poche righe. Grande è la confusione sotto il cielo. Non resta che affidare alla Sisal il nuovo totoscommesse: il Totostadio. Una specie di Superenalotto in cui devi azzeccare quante migliaia di persone entreranno sulla ruota (pardòn: stadio) di Cagliari.

Lo abbiamo già detto e lo ripetiamo: la situazione non è di facile gestione, tutt’altro. Non si vede però per quale ragione le persone possano votare, andare al supermercato, salire in metropolitana o su un autobus, e non possano entrare in uno stadio e assistere ad una partita. Sentiamo – sbaglieremo – il fetore di un mai sopito moralismo: lo sport, la discoteca, la movida, le vacanze in spiaggia, il cinema, il teatro, sono “svaghi”, e come tali occasioni di contagio da reprimere. C’è una fortissima aura punitiva, in tutto ciò. Che non ci piace come posizione socio-culturale, né ci persuade sotto il profilo dell’efficacia. Se c’è un luogo aperto, con accessi controllabili e una disposizione già di per sé ordinata del pubblico, quello è lo stadio. Trecento persone possono volare nove ore pressurizzate in poche decine di metri cubici, o tapparsi in un vagone della metropolitana con scarsissimo ricambio d’aria, ma non possono andare alla partita.

Prendete le chiese: chiuse al pubblico qualche settimana prima del lockdown, fatto passare il messaggio che accedere ai sacramenti quali confessione e comunione non è necessario – neanche andare allo stadio lo è: la partita si può vedere in tv – adesso fanno fatica ad riportare alle funzioni i pochi fedeli che erano rimasti. Si dirà: ma per le chiese e la fede è diverso. Non è vero. Quando le persone vengono forzate alla privazione di qualsiasi cosa che non sia un bisogno fisiologico, ci si abituano. Dopo, ricondurle alla “normalità” (quando l’eccezione stessa è già diventata norma, cioè è “normale” non andare allo stadio) è un cambiamento, un ulteriore stravolgimento. Estremamente laborioso, faticoso e dall’esito purtroppo incerto.

Non c’è bisogno di cuocere gli spaghetti per nutrirsi. Si possono mangiare crudi, l’apporto calorico resta invariato. Come non c’è bisogno di avere un autobus riscaldato (vedi l’onorevole ministro Paola De Micheli, che non esclude di far girare gli scuolabus coi finestrini spalancati d’inverno) basta avere della pellicola trasparente in cui avvolgersi dopo essersi cosparsi di grasso per motori. Attenzione quando vi dicono che una certa cosa non è indispensabile, specie se precisano “per un po’”, magari aggiungendo che lo fanno per il vostro bene. Chi non ha bisogno di niente sono i morti. O i non vivi. Si possono riaprire gli stadi con giudizio? Si può trovare un punto di equilibrio fra la sopravvivenza fine a se stessa e la vita? Se non è possibile, non servite a niente.

Tag
Calcio
Scopri gli altri Articoli
Condividi su
Condividi su facebook
Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Commenta su
Scopri gli Articoli Correlati

Fondi perché non sei solo un fondo. La pagherai cara, a meno che…

L’esperto banker Fabrizio Vettosi svela le trappole dell’accordo coi fondi di private equity per la gestione dei diritti tv. Dalla padella alla brace, considerati i successi delle gestioni precedenti modello Prima Repubblica Pallonara. Abbiamo una terza proposta: lo Stato acquisti i diritti tv del calcio, o li garantisca tramite un titolo sovrano. Follia? Sempre meglio delle alternative

Scopri di più »
E' meglio sapere

Parliamo di Sport

in modo diverso

SportInsider nasce nel gennaio 2020, come spazio di approfondimento di notizie sportive, con particolare riguardo per gli aspetti di gestione finanziaria, management sportivo e governo politico dello sport italiano e internazionale.

Scelti dalla Redazione
Tematiche
Analisi di Mercato
Federazioni Sportive
Inchieste Sportive
Management Sportivo
Politiche Sportive
Sport
Atletica Leggera