E' meglio sapere
Calcio, Inchieste Sportive, Politiche Sportive

4 Calci in Padella. Buon Pranzo (Cit. Papa Francesco)

 

Contro il nostro interesse avrete notato che ci occupiamo poco, molto poco, del “giuoco del calcio”, cioè il contenuto web più di richiamo in questo paese, e non solo, dopo il glorioso porno. Non bastasse, ci occupiamo molto poco (meglio: nulla) di gioco giocato, ma di governo dello sport. Il combinato disposto di questi fattori – siamo pure in fase beta, come ogni iniziativa neonata a zero budget – certamente non ci premia dal punto di vista della visibilità. Sciovinismo? Radical-chic (ismo)? Elitarismo? Ognuno si faccia la sua idea. Per parte nostra, la scommessa è che gli italiani siano gente sveglia e ricettiva. Con tare terrificanti e pigrizia atavica, ma svegli.

Prima di parlare di scandali e scandaletti nel calcio, occorre una premessa: lo scandalo vero è il calcio stesso. Intendiamoci: è un gioco fantastico. E non stiamo qui a frullare i cabbasisi coi peana “ah, signora mia, quanto guadagna Ronaldo”. Sveglia, bimbi: se non vi beveste tutte le scemenze che vi propinano su Ronaldo & C. guadagnerebbe infinitamente meno. A parte che è ben più scandaloso lo stipendio di Cáceres, o Bonucci, nessuno aspetta sotto casa con la spranga James Woods. l’attore più pagato di Hollywood lo scorso anno (172 milioni, vado a memoria), un tizio che ha sì un quoziente intellettivo mostruoso – si favoleggia superiore a 190 – ma soprattutto non si fa il mazzo di Cristanuccio nostro. Per di più, senza che nessuno l’abbia quasi visto, almeno da queste parti. Lo vedete qui sotto mentre si estrae una rivoltella dallo stomaco nel film Videodrome.

Nessuno si scandalizza per gli impiegati ministeriali da 2500 € al mese che timbrano il cartellino ed escono per andare in palestra, a fare la spesa, causando danni diretti e indiretti per miliardi e miliardi di euro. A noi non preoccupa la gente che si vende per molto. Ci tolgono il sonno quelli che lo fanno per niente. In questo senso, siamo degli anti-moralisti.

No, il calcio è uno scandalo perché non è calcio.

Il calcio è riciclaggio di denaro, ma il denaro non è il calcio.

Il calcio è politica, sono voti, ma la politica non è il calcio.

Il calcio è delinquenza, ma la delinquenza non è il calcio.

Il calcio sono infrastrutture miliardarie, che a loro volta non sono il calcio: esisterebbero benissimo senza.

Il calcio è tutto, ma niente è il calcio.

Il vero scandalo sono immobiliaristi e fondi americani o arabi che comprano squadre e pretendono di costruire strade, quartieri, grattacieli. Scandalosa è d’altro canto la marea di tempo e denaro che si fa buttare loro in commissioni, negoziazioni, delibere. Perché ai Comuni la corruzione non serve: basta menare il torrone all’infinito con studi architettonici, polemiche, tavoli tecnici, consultazioni popolari, sponsorizzazioni di eventi. Le mazzette non servono, è tutto alla luce del sole.

Poi le scommesse. Saltano fuori partite o campionati truccati, ma poi si consente alle grandi case d’azzardo, casinò online etc. di sponsorizzare squadre, coppette estive e via dicendo. Poi si investe in campagne faraoniche per combattere la ludopatia: gioca responsabilmente. Ciaone proprio. Tutto bene madama la marchesa. Se un politico compra voti a Napoli per un pacco di pasta a voto (letteralmente) è voto di scambio. E dov’è il problema se cittadini disperati prendono almeno una volta ogni cinque anni mezzo chilo di penne Barilla?

A Lukaku o Balotelli lanciano banane o fanno huhuhù? Rassismo, rassisti, incivili, caccapipipopò. E giù articoli, campagne mediatiche, eventi, premi, chiavi della città, dove andremo a finire signora mia.

Leggete le massime morali e gli aforismi di La Rochefoucald. L’uomo, inteso come essere umano maschile e femminile (sennò le signore di offendono), è questo e fa abbastanza schifo.

Insomma, la tesi introduttiva del capitolo calcio è presto detta: non lamentatevi, perché anche i vostri lamenti sono il business di qualcun altro. Se prendiamo una pistola e ammazziamo qualcuno, dal magistrato, al poliziotto, alla guardia carceraria, alle pompe funebri, all’ultimo usciere di tribunale, al giornalista che scrive: diamo da mangiare a un sacco di gente che è lì per quello. Un po’ tirata per i capelli, ma è per capirsi.

Vorrai mica che Lukaku faccia notizia perché fa valanghe di gol. A parte che è il suo mestiere – non andate allo stadio per vedere un commercialista più bravo degli altri a compilarvi il 730 – dopo un po’ non fa notizia. Allora giù un bella banana dagli spalti. In fondo, è nato negro a fare che? Portiamolo nelle squole a spiegare ai bambini che non si fa – una balla sovrana, ma cosa volete: siamo nella cultura del puoi essere chi desideri essere, oppure sei come sei, vai bene così: la morte dell’aspirazione.

Il calcio è una religione, il falso mito della nostre epoca. Anche Calciopoli è culminata nella vittoria del Mondiale 2006, e giù una bella epopea. Gente come Woodcock e Palamara, insigni magistrati, ci hanno costruito carriere. Addirittura Lotito, presidente della Lazio, pare fornisse biglietti al Palamara per comprarsi i voti nel Consiglio Superiore della Magistratura. Vero o non vero, questo è il calcio.

Sul calcio la gente si abbuffa. Cadono governi come in Brasile, dove Lula è finito in carcere e Djilma Roussef si è dimessa: c’entravano i miliardi del Mondiale. Continuate a guardare i capelli di Ronaldo e le banane a Lukaku. Non disturbate i manovratori.

A quello ci pensiamo noi.

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